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La ricerca di Arnaldo Pomodoro ha attraversato spazi e luoghi diversi; quest'ultimo progetto parla un linguaggio nuovo, soprattutto rispetto alle dimensioni e ai problemi della funzionalità, ovvero la specificità dell'architettura.

Le immagini dei grandi deserti, l'idea che la scultura è un'attività creativa che deve integrarsi nel proprio contesto d'uso hanno portato Arnaldo Pomodoro a questa sintesi architettonica disegni profumi e luce dei luoghi. In questa Opera grandiosa nelle sue dimensioni, il tufo, materiale di origine vulcanica, rappresenta un linguaggio nuovo, rispetto all'estetica dei progetti precedenti; tufo significa colore, superfice e luce che appartengono alla Sicilia...



Lo spazio, delimitato da un muro di cinta (il giardino disegnato da Ermanno Casasco) è un susseguirsi di camminamenti, valli, colline e centinaia di piante diverse che ti ricordano forme antiche come se il tutto fosse sempre esistito, insieme alla grande architettura-scultura che forse hai già visto altrove in questo luogo mediterraneo come realizzazione di un grande sogno.
La spirale, la spera, le crepe, e le superfici che improvvisamente si spezzano, componendono un effetto straordinario di: continuo/discontinuo, 
sono il risultato di una grande regia complessiva che rende estetica e funzionale l'opera in ogni suo dettaglio.

La scultura di Arnaldo Pomodoro per il Simposio di Minoa parla il linguaggio della modernità, perchè ha trasformato completamente il senso di uno spazio e di una natura particolare, ribaltando il rapporto tra esterno ed interno, tra soggetto e oggetto tra simbolo e funzione.